News | 10 Dicembre 2020 | Autore: Redazione

Impennata a novembre del mercato dei veicoli industriali, che cresce di un terzo. C’è sete di rinnovo del parco

Il mercato dei veicoli industriali è passato dal +3,9% di ottobre a un +31,1% a novembre. I veicoli pesanti fanno ancora meglio, con un +37,7%. Una impennata inaspettata che ha ridimensionato la perdita stimata per l’anno in corso, che si ferma intorno al +13%. L’autotrasporto ha fatto la sua scelta: la strada del rinnovo del parco. Tocca ora alla politica sostenerla.


 

Il Centro Studi e Statistiche di Unrae ci ha restituito un mese di novembre in forte accelerazione, che denota l’incertezza e quindi la volatilità che caratterizza il mercato in questo periodo, bisognoso invece di programmi strutturali di sviluppo a livello nazionale.

Venendo ai dati, sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Unrae ha elaborato per il mese di novembre una stima del mercato dei veicoli con massa totale a terra superiore alle 3,5t che ha fatto registrare un incremento a due cifre, pari al 31,1% rispetto al novembre del 2019, con 2.338 unità immatricolate contro 1.784.
Gli undici mesi del 2020 restituiscono così una perdita consolidata di -13,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 (18.505 immatricolazioni contro 21.451).

Nel comparto dei veicoli pesanti, con massa totale a terra uguale o superiore alle 16t, l’incremento del mercato a novembre fa registrare +37,7% su novembre 2019 (1.983 unità immatricolate contro 1.440), che porta il risultato del comparto nei primi undici mesi del 2020 a –12,6% sullo stesso periodo del 2019 (15.054 immatricolazioni contro 17.226).

Tre cause dietro a una crescita superiore al 30%: il commento di Paolo Starace

“Il fatto che i dati di mercato che rileviamo in questa seconda ondata di contagi sembrino procedere su valori di positività, contrariamente a quanto avvenuto nella prima ondata – afferma Paolo Starace, presidente della sezione Veicoli Industriali di Unrae – può dipendere dal fatto che il lockdown è stato meno severo rispetto alle attività manifatturiere che di fatto non hanno chiuso, con conseguente sostegno della produzione industriale e della domanda di trasporto.
Inoltre, rileviamo un incremento di consegne del segmento flotte, le quali hanno di fatto posticipato a fine 2020 le consegne di acquisti conclusi nella prima parte dell’anno.
Da ultimo, la ritrovata fiducia dei trasportatori nel rinnovare il parco circolante grazie al saldo dei contributi agli investimenti arretrati e, dall’altro, vista l’apertura dei termini del primo periodo di incentivazione agli investimenti per il 2020 e il 2021”.

 

Sete di rinnovo, ma di Euro VI

“A questo proposito – sottolinea Starace –varrebbe la pena riflettere con attenzione sulla rapidità con la quale si sono esaurite le risorse messe a disposizione per le diverse categorie di veicoli ammessi a contributo. Solo la categoria dei veicoli con motorizzazione Euro VI, da acquistare contro radiazione per rottamazione, ha esaurito la disponibilità relativa di risorse, in meno di 5 ore dopo l’apertura dei termini, mentre alla chiusura dei medesimi, quindici giorni dopo, nessun’altra categoria aveva impegnato per intero le proprie risorse”.

“Queste sono indicazioni chiare e significative che provengono dal mercato reale –
conclude Starace – e ci dicono con nitidezza dove si indirizza oggi la scelta dell’autotrasporto rispetto al rinnovo del parco, stante l’attuale struttura dell’offerta e disponibilità di veicoli industriali in commercio. Un rinnovo che procede nella direzione auspicata, ma non con la velocità necessaria.
Con un’anzianità del parco circolante italiano che nel segmento >16 ton raggiunge i 12 anni e l’assenza sul mercato di alternative economicamente percorribili, non possiamo far altro che ricordare al decisore politico che gli attuali veicoli Euro VI rimangono la scelta obbligata.

Considerata la mole di investimenti fatti dall’industria dell’automotive per aggiornare i propri prodotti anche oltre le richieste normative ambientali e di sicurezza, possiamo inoltre affermare che non sono certo i veicoli di ultima generazione quelli che mancano. Manca piuttosto una politica lungimirante che guardi all’oggi sostenendo in maniera vigorosa il rinnovo del parco circolante obsoleto e che, coerentemente con gli obiettivi Europei di lungo termine, sostenga la transizione tecnologica del comparto attraverso piani pluriennali di sviluppo del trasporto e della logistica certi, contestualizzati e garantiti, al fine d’incrementare e difendere la competitività delle aziende di autotrasporto italiane in Europa e nel mondo”.


 

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