News | 18 Marzo 2020 | Autore: Redazione

L’autotrasporto non si ferma
Dopo mesi di segni meno (da luglio 2019), finalmente il mercato dei veicoli industriali nel mese di febbraio si è chiuso con segno positivo.
È un dato che purtroppo l’emergenza sanitaria ha spazzato via in un batter di ciglio, perché chiuso il mese bisesto, tutti i settori dell’economia, compresi l’autotrasporto e la logistica, si trovano a dover fare i conti con questa nuova crisi chiamata Covid-19, che sta mettendo a rischio gli equilibri di intere nazioni.

Come sostenuto da tutti gli operatori, al trasporto merci va riconosciuto quel ruolo strategico di traino di tutta l’economia e oggi più che mai soprattutto prioritario, perché sta garantendo – nonostante le difficilissime condizioni sanitarie e i rischi derivanti – l’approvvigionamento quotidiano delle merci in tutto il Paese.
Un approvvigionamento che non è mai stato messo a rischio stop dai recenti decreti che hanno dato una nuova stretta sul Paese per fronteggiare la pandemia di Covid-19.

Chiarito quindi che il dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) dello scorso 11 marzo 2020 non riguarda il transito delle merci, il settore logistico in generale e l’autotrasportatore in particolare si trovano a dover fronteggiare problemi nuovi (come la salute e la sicurezza) che si sommano a quelli vecchi (l’assenza di una strategia a medio-lungo termine, l’età elevata del parco circolante, la mancanza di nuove figure professionali).

Tra i nuovi problemi emersi subito dopo la firma del decreto, c’è quello relativo alla chiusura degli Autogrill. Se è infatti vero che trasporti e circolazione delle merci sono garantiti, le ultime misure restrittive imposte dal governo – che obbligano la chiusura delle aree di servizio su autostrade e strade a grande scorrimento alle 18 – hanno fatto scattare la protesta degli autotrasportatori.

Dal lato sicurezza, poi, c’è il nodo “revisioni” e qui la confusione regna sovrana. Infatti, con il decreto “Cura Italia” del 16 marzo, che contiene misure straordinarie a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti sull’economia dell’emergenza Covid-19, il Governo ha congelato le scadenze delle revisioni. Ma se tutto fila liscio come l’olio per quanto riguarda le revisioni per veicoli fino a 3,5 t. (la norma del decreto riporta come sia “autorizzata fino al 31 ottobre 2020 la circolazione dei veicoli da sottoporre entro il 31 luglio 2020 alle attività di visita e prova di cui agli articoli 75 e 78 del Codice della Strada, ovvero alle attività di revisione di cui all’articolo 80 del medesimo Codice”), la situazione è più complessa per i mezzi pesanti, perché la sospensione delle attività di revisione e collaudo mette a dura prova la sicurezza di molti autotrasportatori e utenti della strada.

Ecco perché, per far fronte a questa problematica, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando a un nuovo decreto che posticipi di 30 giorni la data di scadenza della revisione, permettendo quindi agli autotrasportatori di lavorare in sicurezza, almeno dal punto di vista del proprio mezzo.
 

Il commento di Franco Fenoglio ai dati sulle immatricolazioni

Vale la pena, in conclusione, riportare il commento di Franco Fenoglio, presidente della Sezione Veicoli Industriali di Unrae, alla pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di veicoli industriali per il mese di febbraio 2020.
Come si legge nel comunicato, per il mese di febbraio il Centro Studi e Statistiche di Unrae, sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha elaborato una stima del mercato dei veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5t che ha registrato +3,6% rispetto al febbraio del 2019 (1.754 unità immatricolate contro 1.693), mentre ha evidenziato un -0,3% nel bimestre gennaio-febbraio (3.873 unità contro le 3.885 del 2019).
Nel settore dei veicoli pesanti, con massa totale a terra uguale o superiore a 16t, a febbraio 2020 si è registrato un incremento del 4,8% rispetto al febbraio del 2019 (1.430 unità immatricolate contro 1.364), ma anche qui ha fatto riscontro un -0,8% nel primo bimestre dell’anno (3.224 contro le 3.267).

“È il primo dato mensile positivo da luglio dello scorso anno. Mi sento però di dire – commenta Fenoglio - che rappresenta solo la quiete prima della tempesta. Nessuno si illuda che questo dato possa essere considerato come sintomo di ripresa, perché la situazione generale nella quale opera il settore è drammatica. La crisi sanitaria in atto provocherà ulteriori ritardi nel rinnovo del parco circolante, già tra i più vecchi in Europa, con pesantissime ricadute sul fronte della sicurezza e della sostenibilità del sistema trasporto del Nostro Paese”.

“La necessità che le merci possano continuare a circolare liberamente è una presa di coscienza doverosa, che non dovrebbe essere all’attenzione solo in situazioni di emergenza, ma costituire una premessa fondamentale alla base di ogni progetto di sviluppo economico. È di fondamentale importanza tenere alta l’attenzione su questo settore anche a emergenza conclusa, adottando misure strutturali che consentano alle aziende di trovare le condizioni per essere competitive”.

“Vorrei infine ringraziare – conclude Fenoglio - tutti coloro che operano nel settore dell’autotrasporto e che in questo momento stanno facendo sacrifici enormi per garantire l’approvvigionamento delle merci. In Italia l’86% delle merci viaggia su gomma; ciò significa che, nonostante non tutti ne abbiamo piena consapevolezza, l’autotrasporto è il “settore dei settori”, che ha un impatto determinante sulla vita di ognuno di noi. Le Aziende di trasporto e i conducenti meritano soprattutto in questo frangente la nostra gratitudine e il nostro rispetto. Sono certo che l’Italia uscirà da questa situazione di emergenza più forte e unita di prima. Al tempo stesso però mi auguro che il Governo non dimentichi gli sforzi estremi che sta facendo un settore già messo a dura prova e sappia garantire alle Aziende italiane il concreto supporto di una strategia razionale di sviluppo”.

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