News | 13 Gennaio 2020 | Autore: Redazione

Il mercato dei veicoli industriali continua a “invecchiare”: il 2019 chiude con un forte calo
Come previsto dagli operatori, il mercato 2020 dei mezzi pesanti si è chiuso con segno negativo (seppure inferiore rispetto a quanto pronosticato a inizio anno).
Non poteva che essere altrimenti, dopo il crollo di luglio, agosto e settembre (con cali superiori al 20% mensili), proseguito – seppur con minor intensità – nei tre mesi successivi, cali che hanno completamente vanificato le buone performance conseguite nel mese di giugno (+33% sul 2018).

A preoccupare, però, è soprattutto la mancanza di un cambio di tendenza e quindi il continuo “invecchiamento” del parco circolante, che comporta inevitabilmente pesanti ricadute sul fronte della sicurezza e della sostenibilità del sistema trasporto.

Le stime del Centro Studi e Statistiche di Unrae, elaborate sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, parlano di un calo del 7,5% rispetto al 2018 per quanto riguarda i veicoli con massa totale a terra superiore alle 3,5t e di una più pesante contrazione del 7,9% per i mezzi pesanti con massa totale a terra uguale o superiore alle 16 t.

Passare dalle percentuali, che ci danno immediatamente una indicazione della tendenza, alle cifre in valore assoluto ci permette di capire le dimensioni del mercato.
I veicoli con massa totale a terra superiore alle 3,5t immatricolati nel corso del 2019 sono stati 23.652, contro i 25.580 dello scorso anno (1.928 in meno). Torna invece sotto quota 19.000 il segmento dei veicoli pesanti (con massa uguale o superiore a 16 t), con 18.962 veicoli immatricolati rispetto ai 20.597 del 2018.


La preoccupazione degli operatori nel commento di Unrae

I dati parlano chiaro: il mercato dei veicoli industriali è in continua contrazione”. A dirlo è Franco Fenoglio, presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, nel suo commento ai dati appena pubblicati.
È una situazione estremamente allarmante che si protrae da tutto il secondo semestre del 2019 e che temiamo possa proseguire senza sosta nei prossimi mesi. Il parco circolante continua così a invecchiare, con pesanti ricadute sul fronte della sicurezza e della sostenibilità del sistema trasporto del Nostro Paese. Guardando al futuro – ha proseguito Fenoglio – le prospettive per il 2020 sono estremamente preoccupanti: non esiste alcun progetto concreto e duraturo che consenta di avvicinare gli obiettivi di sostenibilità ambientale sempre più ambiziosi che vengono affermati nelle dichiarazioni generali di principio”.

Caricare il mondo imprenditoriale – ha sottolineato Fenoglio – e segnatamente l’industria che costruisce mezzi di trasporto, di oneri sempre più pesanti, addossandole la responsabilità del problema dell’inquinamento e quindi il compito di trovarvi le soluzioni, non ripulisce né l’aria, né la coscienza della politica. Per troppo tempo, inoltre, nel nostro Paese in particolare, si sono distribuite a pioggia risorse che avrebbero potuto, se fossero state impiegate nell’ambito di un indirizzo politico accorto, avviare uno sviluppo virtuoso del sistema logistico e in particolare di quella che oggi è la sua componente più delicata: quella dell’autotrasporto”.

Il ruolo dell’autotrasporto in un moderno sistema intermodale smartha concluso Fenoglio – deve essere rivisitato alla luce dell’innovazione tecnologica già disponibile, nonché della ricerca sempre in atto sui sistemi e sui veicoli, tenendo presente che tanto le caratteristiche dei mezzi quanto le loro condizioni di impiego andranno mutando. Anche per queste ragioni, il comparto nel suo complesso già si trova di fronte a una grave carenza di lavoratori che rispondano ad adeguati profili professionali in un Paese in cui si parla costantemente di carenza di posti di lavoro. Per questo Unrae intende dedicare il 2020 al tema dei giovani meccatronici, riprendendo inoltre quello dei giovani conducenti già avviato nel 2017”.

L’assistenza ai veicoli industriali, insieme con l’autotrasporto, sono due comparti produttivi di servizi con fortissima capacità occupazionale. È quindi gravissimo non dedicarsi alla formazione di giovani che fossero interessati ad un lavoro proiettato verso un futuro prossimo tecnologicamente all’avanguardia e potenzialmente in grande evoluzione”.

 

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