
L’analisi dell’Istat fornisce un quadro aggiornato al 2024 sul trasporto merci in Italia per le due modalità terrestri (stradale e ferroviaria), mettendo in luce non solo volumi e performance, ma anche dinamiche strutturali e di mercato.
Anche misurando la distanza percorsa (tonnellate-chilometro), la strada domina con l’86,9% delle prestazioni complessive, contro una quota minoritaria del trasporto su rotaia.
Il trasporto interno e quello internazionale hanno un ruolo e un peso sostanzialmente diversi per le due modalità: le merci viaggiano prevalentemente su ferrovia per trasporti internazionali e su strada per trasporti interni.
Il ruolo centrale dei camion nell’economia italiana non è casuale: la modalità stradale è la più adatta per la distribuzione capillare delle merci, per le consegne “last mile” nelle aree urbane e periurbane, e per i flussi di merci brevi e medio-lunghi dove la flessibilità di un veicolo pesante resta imbattibile.
Nel 2024, i vettori italiani con veicoli pesanti (portata utile > 35 quintali) hanno trasportato 1.110,5 milioni di tonnellate, realizzando 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro, con un aumento di oltre 5% rispetto all’anno precedente.
Gran parte del traffico stradale è legato al mercato interno: quasi 97,6% delle merci movimentate sul territorio nazionale viene trasportato su strada, confermando che il camion è la scelta predominante soprattutto per consegne domestiche e distribuzione territoriale.
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Un confronto con l’Europa: l’Italia punta più sulla gomma
Guardando oltre i confini nazionali, emerge come il nostro paese superi la media europea nella dipendenza dalla strada per il trasporto merci.econdo i dati Eurostat elaborati da osservatori del settore, circa il 78% delle merci nell’Unione Europea viaggia su gomma, con una quota residua di circa il 17% affidata alla ferrovia. In questo quadro, l’Italia registra una percentuale ancora più alta di traffico su gomma e una quota ferroviaria inferiore alla media comunitaria.
Queste differenze riflettono specificità strutturali: la densità delle reti autostradali italiane garantisce accessibilità e tempi di risposta competitivi, mentre le ferrovie, pur mantenendo un ruolo importante sui transiti internazionali e nell’intermodalità, faticano a competere sulle distanze brevi e sulle esigenze di rapidità e flessibilità logistica richieste dalle imprese e dai mercati nazionali.
Dati chiave del 2024: strada in crescita, ferrovia stabile
I dati del Focus Istat mostrano inoltre un forte dinamismo della modalità stradale rispetto alla ferrovia nell’ultimo decennio.Tra il 2014 e il 2024 il trasporto su gomma ha registrato un incremento dei volumi movimentati del +29,6%, più del doppio rispetto alla crescita del trasporto ferroviario (+13,8%) misurata in tonnellate-chilometro.
Nel 2024, i vettori italiani operanti con mezzi pesanti hanno movimentato 1.110,5 milioni di tonnellate di merci e generato 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro, con un aumento di circa il 5,2% rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, il trasporto ferroviario ha confermato una certa stabilità, movimentando 94,6 milioni di tonnellate e producendo 22,9 miliardi di tonnellate-chilometro, livelli sostanzialmente in linea con il 2023, ma con una crescita contenuta rispetto alla modalità stradale.
Mercati, merci e territori: chi trasporta cosa e dove
Le differenze tra strada e ferrovia emergono anche nell’analisi merceologica. Nel trasporto ferroviario una quota significativa del traffico è costituita da unità di carico intermodali, come i container e le casse mobili, ovvero soluzioni che consentono di spostare le merci senza doverle scaricare e ricaricare alle varie fasi di trasbordo, e che rappresentano quasi il 60% delle tonnellate movimentate su rotaia.Nel comparto stradale emerge una forte eterogeneità delle merci movimentate, che riflette la versatilità operativa dei veicoli pesanti e la loro funzione capillare nel sistema distributivo nazionale. Tra le principali tipologie di merci, spiccano i prodotti alimentari, bevande e tabacchi, che nel 2024 hanno rappresentato oltre il 14% delle tonnellate trasportate su gomma, confermando come la modalità stradale sia centrale nel sostenere la distribuzione dei beni di consumo e nelle filiere logistiche a elevata frequenza di consegna.
All’interno dei flussi su strada, un’altra componente significativa è costituita dai rifiuti urbani, che nello stesso anno hanno costituito circa il 10,2% delle tonnellate movimentate, evidenziando come anche questo segmento di traffico resti rilevante nelle missioni dei trasportatori italiani e nel bilancio complessivo dei viaggi con mezzi pesanti.
Sul piano territoriale, i flussi maggiori si concentrano nel nord Italia, dove si realizza oltre la metà del Pil nazionale e si trova gran parte delle principali piattaforme produttive e logistiche: circa l’82% delle merci trasportate su ferrovia e il 68,2% di quelle su strada originano da questa area.
Intermodalità e prospettive future
Un elemento di tendenza rilevante, emerso dai dati Istat, riguarda l’intermodalità ferro-strada: la quota di merci movimentate in modalità combinata ha raggiunto nel 2024 il 59,2% del totale ferroviario, rispetto al 45,8% di vent’anni fa, evidenziando un interesse crescente verso soluzioni logistiche integrate che coniughino efficienza operativa e sostenibilità ambientale.In un quadro dove la strada resta dominante per volumi e accessibilità, l’intermodalità rappresenta infatti uno dei principali strumenti per avvicinare l’Italia agli obiettivi europei di transizione verde fissati per il 2030, pur senza ridurre il ruolo centrale del trasporto terrestre pesante.
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