Articoli | 01 Giugno 2020 | Autore: Redazione

Persi 1,8 miliardi in 2 mesi: lo stato di salute dell’autotrasporto secondo Conftrasporto

Qual è l’impatto del lockdown sul settore dell’autotrasporto? Conftrasporto-Confcommercio ha provato a quantificare le forti ripercussioni negative che l’intero settore sta subendo, nonostante non si sia mai fermato del tutto.

 

Quando tutto il Paese era in lockdown, fra il 9 marzo e il 13 maggio, il settore dell’autotrasporto ha continuato a garantire l’approvvigionamento quotidiano dei beni alimentari e di quelli sanitari. Non si è mai fermato, quindi, ma questo non significa che non ha subito o non stia subendo forti ripercussioni dalla situazione in essere.

Come riporta una recente indagine di Conftrasporto-Confcommercio sulle imprese italiane di autotrasporto – che analizza il periodo marzo-aprile – in poco meno di 2 mesi lungo le strade italiane il traffico pesante (maggiore di 3,5t) ha percorso 1,8 miliardi di chilometri, a fronte di un valore di riferimento per il periodo di circa 2,7 miliardi di chilometri (dato determinato sui valori di traffico pre-crisi).
Questa perdita complessiva di traffico pari a circa 900 milioni di chilometri, si è tradotta in un mancato fatturato di circa 1,8 miliardi di euro.
Lo studio, infatti, chiarisce che si tratta di una stima calcolata trasformando approssimativamente la perdita di chilometri percorsi in perdita di ricavo, tenuto conto delle crescenti difficoltà di bilanciamento del carico, cioè della inevitabile conseguenza di fare viaggi di ritorno a vuoto.

Pagamenti rinviati e crisi di liquidità

Accantonata la falsa idea che l’autotrasporto goda di buona salute solo per il fatto di non essersi mai fermato, l’indagine mette in evidenza anche il grave problema di liquidità che accomuna tutto il settore.
“Dall’inizio dell’emergenza, alcune imprese di autotrasporto stanno anticipando i costi del servizio, soldi che nella migliore delle ipotesi rivedranno fra mesi, nella peggiore fra un anno, perché sono diversi i committenti che hanno deciso di rinviare i pagamenti. Un elemento, questo, che allarma fortemente gli operatori del settore. Il trend positivo sui pagamenti registrato negli ultimi 3 anni ha infatti subito un brusco peggioramento in questi primi mesi del 2020, com’è riconosciuto da 2 imprese su 3, e quasi il 60% delle aziende ha letteralmente certificato (o sta per farlo) la mancanza di liquidità per Covid-19, chiedendo il blocco degli affidamenti bancari in essere”.

Ma non è tutto. Secondo i dati Conftrasporto-Confcommercio: “rimanere aperti mitiga sì il tasso di mortalità di breve termine delle imprese, ma i cali di domanda riducono la natalità in modo repentino ed eccezionale. Se la situazione dovesse permanere anche nel prossimo trimestre, il saldo demografico delle imprese potrebbe avere effetti permanenti sulla tenuta del settore”.

Le proposte per ripartire

Come fare a ripartire? A portare avanti delle proposte è il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè, che chiarisce che sebbene le misure messe in atto dal Governo abbiano alleviato l'impatto della crisi, occorre ora garantire la condizione imprescindibile per ripartire.
“Occorre che chi tiene i cordoni della borsa si attivi per garantire la disponibilità concreta e immediata di risorse alle aziende di autotrasporto, facendo sì che i committenti paghino nei tempi previsti, il sistema bancario faciliti l'accesso al credito, la committenza eviti di speculare sulle spalle degli autotrasportatori rivedendo al ribasso le tariffe, e soprattutto che il Governo garantisca forme dirette di finanziamento anche a fondo perduto al settore, mancata fino ad ora. Le imprese non possono più attendere”.


 

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Tags: confcommercio trasporto merci conftrasporto

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