News | 28 Novembre 2017 | Autore: Redazione

“Ruote che lavorano”: un settore da 31,2 miliardi. La fotografia scattata da uno studio di Deloitte

Strutture, tendenze e impatto della filiera dei veicoli industriali e professionali: è questo, in estrema sintesi, il contenuto del nuovo studio realizzato da Deloitte, che si propone di analizzare la filiera nazionale delle “ruote che lavorano”, e le sfide che tale settore è chiamato a fronteggiare, offrendone un quadro maggiormente definito.

 

La filiera dei veicoli industriali e professionali rappresenta il 40% dell’intero segmento automotive nel suo complesso ed esporta i due terzi del suo prodotto. Attualmente il fatturato generato dalle imprese appartenenti a questa filiera è stimato attorno ai 31,2 miliardi di euro, ma le previsioni di crescita sono molto positive, perché si parla di un potenziale da 20,7 miliardi di euro nel 2030.
È questa la prima fotografia del nuovo studio “Ruote che lavorano”, realizzato da Deloitte e presentato lo scorso 27 novembre a Torino. Uno studio tutto incentrato appunto sulla filiera italiana autoveicolare che progetta e costruisce mezzi destinati al trasporto professionale, all’agricoltura, alle costruzioni, al commercio ed in generale a tutto ciò che lavora su gomma (i cosiddetti PIV).

Nonostante la rilevanza a livello globale di questa industria e nonostante il suo peso a livello economico, le informazioni sulle imprese italiane non abbondano. Il nostro studio si propone di analizzare la filiera nazionale delle “ruote che lavorano”, i cosiddetti PIV - Professional and Industrial Vehicles - e le sfide che tale settore è chiamato a fronteggiare, offrendone un quadro maggiormente definito”, ha dichiarato Giorgio Barbieri, Partner Deloitte e responsabile del settore automotive per l’Italia.

Il metodo dell’indagine

Lo studio è stato condotto su tre fonti di dati: dati di fonte statistica indiretta; sui dati dei bilanci delle 883 imprese classificate come appartenenti alla filiera PIV; oltre che grazie a un’indagine sul campo - realizzata attraverso un questionario online sugli aspetti strutturali e strategici delle imprese, nonché sulla propensione a investire e a innovare - alla quale hanno aderito 135 imprese, pari al 16,2% del fatturato consolidato della filiera.
Accanto alla definizione della filiera, al suo dimensionamento e valutazione economico-strutturale, lo studio ha incluso inoltre due ulteriori analisi economico-statistiche utili per comprenderne dinamiche, interrelazioni di fattori e interconnessioni con il territorio: l’analisi delle correlazioni, in particolare per indagare i fattori determinanti per la crescita, e lo studio dell’impatto economico della filiera.

I principali dati sulla filiera

•    La filiera dei PIV (883 aziende) è concentrata nell'Italia settentrionale. Le tre principali regioni - Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte - detengono il 53% delle imprese.
•    Il 55.6% delle imprese intervistate ha dichiarato di essere un'impresa indipendente; il 14,1% è invece un'impresa a capo di un gruppo e le residue sono controllate da gruppi italiani (17,8%), europei (13,3%) o mondiali (8,9%).
•    Le imprese PIV realizzano il 60.9% dei loro ricavi all'interno della filiera, mentre il 39,1% è fatturato diversificato. Il settore di principale diversificazione è il segmento affine delle autovetture (che vale il 24% dei ricavi totali dei PIV). Il 15% dei ricavi è prodotto per i ricambi.
•    Quasi 4 euro ogni 5 di fatturato PIV è stato realizzato da imprese nate (o ristrutturate) in Italia dopo il 1971.
•    2 euro ogni 3 prodotti prendono la via dei mercati esteri (66,5%).
•    1 euro ogni 5 prodotti va verso mercati extra-europei (20,6%).
•    La filiera PIV è concentrata. Il primo 20% delle imprese per ricavi (ordinati a partire dal maggior valore) consegue l'80% del fatturato complessivo dell'industria.

Gli investimenti in innovazione

Le aziende PIV investono il 6,7% dei ricavi in innovazione, pari a una volta e mezza la media manifatturiera. Nell’ordine, la diffusione delle tecnologie innovative nella filiera individua al primo posto l’intelligenza artificiale (AI) e l’industria 4.0 (48,7% del campione). A seguire i nuovi materiali (39,4%), le propulsioni (30,4%) e l’IoT - internet delle cose (14,2%). I temi innovativi rivelano la risposta della filiera italiana ai cambiamenti nell’economia e nella tecnologia.




 

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