Articoli | 31 Agosto 2018 | Autore: Manuela Lai

Si scrive Saito, si legge turbo

La sovralimentazione è la sua passione. Lo era nei primi anni ’90, quando colui che sarebbe diventato il suo titolare collaborava con Mitsubishi Heavy Industries e lo è anche oggi, nel momento in cui si apre a nuove sfide e nuovi mercati. Stiamo parlando di Stefano Gallo e della sua azienda Saito.
 

È una lunga corsa quella di Saito, azienda marchigiana impegnata nella distribuzione di turbocompressori a livello internazionale da ormai più di 25 anni. Una corsa che ha portato l’azienda a espandere il proprio mercato ben oltre i confini nazionali e a ottenere la distribuzione della maggior parte dei marchi dediti alla progettazione e costruzione di prodotti originali.
 
Storico dealer per l’Italia dei turbo Mitsubishi, Saito vuole continuare a correre, a crescere e a sviluppare questo mercato. Dall’anno scorso, infatti, l’azienda di Osimo (AN) è diventata anche distributrice dei marchi Garrett e Mahle, mentre dall’inizio di quest’anno ha acquisito la distribuzione dei turbocompressori KKK e Schwitzer, marchi di proprietà dell’americana BorgWarner, divenendo così protagonista nel settore della distribuzione dei turbocompressori in Italia e allargando il proprio interesse anche ai settori camionistico, industriale e marino.
l primo, soprattutto, è un comparto relativamente “nuovo” che Saito affronta con un approccio step-by-step, consapevole della diversità e della complessità dello stesso prodotto turbo applicato a segmenti diversi. A dircelo è lo stesso Stefano Gallo, da 25 anni alla guida di Saito, azienda da lui fondata e che eredita quindi il suo DNA: la passione per il turbo. Forte di una profonda conoscenza del prodotto, ci anticipa che questo 2018 è un anno di transizione e di studio e che il 2019 sarà l’anno del lancio e della scalata a nuovi mercati, come quello del veicolo industriale.
Come? Ce lo ha rivelato in questa intervista.

Qual è la sua visione del mercato dei turbocompressori per i veicoli pesanti nel breve periodo?
Lo sviluppo del mercato è molto interessante e in piena evoluzione. Sebbene la tecnologia dei turbocompressori ha avuto una maggiore evoluzione nel settore dell’automobile, negli ultimi anni anche i motori pesanti hanno visto l’avvento della tecnologia di sovralimentazione più sofisticata. Applicazioni doppio stadio, sistemi a geometria variabile, controlli elettronici del sistema di regolazione della pressione del turbo, sistemi di lettura della velocità rotorica sono ora presenti sotto cofano, rendendo il sistema motore sempre più efficiente ma anche più delicato.
L’efficienza del turbo è ormai determinante al fine di mantenere l’affidabilità del motore e così prevedo una forte riduzione dell’attività di rigenerazione dei turbo a fronte di un aumento dei turbocompressori nuovi originali. Questo perché sul motore di un camion l’inefficienza della turbina porta a una importante variazione dei consumi, a un aumento della temperatura in camera di scoppio e non ultimo al rischio di nuova rottura. È quindi evidente che l’utilizzo di un prodotto affidabile è importantissimo. 

Non ritiene che l’aspetto economico sia comunque importante e quindi che la rigenerazione sia la soluzione più interessante?
Il discorso è molto vasto ed è difficile rispondere in modo esaustivo, ma riassumo il mio punto di vista. Se da un lato, a seguito della crisi, i prezzi dei turbocompressori nuovi originali si sono molto abbassati, riducendo quindi il gap rispetto al rigenerato; dall’altro lato i costi di manutenzione e gestione del motore nel caso di inefficienza di sovralimentazione sono molto aumentati, superando in breve tempo la differenza di prezzo fra turbo nuovo e riparato. Nel caso di rottura, tra i costi di riparazione e il fermo vettura non vi è più né discussione né dubbio: meglio scegliere nuovo originale e montato da un operatore di settore serio e scrupoloso.

Questa sua visione è estesa a tutto il parco circolante?
No, mi sto riferendo ai mezzi più moderni. I veicoli industriali più datati, equipaggiati con turbo “semplici”, muniti solo di waste gate, sistemi d’introduzione combustibile e controllo rudimentali (pompe iniezione di tipo meccanico), possono utilizzare senza problemi e senza rischi turbocompressori rigenerati. Ma i motori più moderni con sistemi di gestione “intelligenti” è bene vengano manutenuti con prodotti all’altezza della tecnologia che li riceve. Infatti un minimo errore nel settaggio o nella taratura di un sistema a geometria variabile può generare danni ingenti su tutto il propulsore.

Saito si è affacciata da poco al settore del veicoli industriale; come state operando?
Nel settore turbo per autovetture ci consideriamo molto ben piazzati e abbiamo una clientela selezionata e decisamente di prim’ordine, alla quale trasferiamo conoscenza tecnica specifica. Ci vantiamo di collaborare con i migliori operatori della distribuzione e della riparazione e questo ci ha portato ad acquisire la distribuzione dei marchi più blasonati. 
Per il settore camionistico stiamo rafforzando la gamma prodotto e allo stesso tempo stiamo studiando il mercato, con l’obiettivo di percorrere la stessa strada del segmento auto, ovvero collaborare con i migliori player della distribuzione.
Un altro settore è quello delle applicazioni marine, dove ci siamo impegnati intensamente e siamo già molto avanti. Questo ci consente a fine ottobre di spostare parte delle risorse dedicate al lancio di questa divisione aziendale verso il settore camionistico, dove comunque abbiamo già avviato collaborazioni con aziende importanti e molto ben piazzate sul territorio.

Per concludere, cosa vede nel futuro di Saito?
A fronte di un grande impegno da parte di tutta la struttura, storica, consolidata e molto preparata nello specifico settore dei turbo, ho visto Saito conquistare anno dopo anno una posizione di rilievo, divenendo vero punto di riferimento. 
Per il futuro spero solo che l’azienda abbia la capacità di mantenere il medesimo trend, consolidando la propria posizione e soprattutto onorando i marchi rappresentati, grazie anche alla collaborazione con i migliori operatori del settore.
 
La storia che fa la conoscenza

Tutto ha inizio nel 1993, quando l’azienda venne fondata con l’obiettivo di distribuire in Italia i turbocompressori per autoveicoli e per veicoli commerciali leggeri prodotti da Mitsubishi Heavy Industries. Prodotti che Stefano Gallo conosceva molto bene, visto che negli anni precedenti alla nascita di Saito operò come responsabile tecnico commerciale dell’azienda giapponese per il mercato Italia nel settore del primo impianto.

Proprio la profonda conoscenza tecnica maturata in 30 anni di attività, volta al coordinamento e allo sviluppo di progetti per il primo impianto, ha portato oggi Saito a essere vero punto di riferimento per tutte quelle realtà dedite alla riparazione dei motori che puntano all’eccellenza del lavoro svolto. L’obiettivo primario della Saito, infatti, non è tanto la vendita del prodotto, quanto la fornitura dell’informazione tecnica finalizzata al raggiungimento della riparazione senza rottura.
Il turbocompressore, infatti, è un componente tecnico che nell’arco degli anni ha subito importanti variazioni, che lo hanno portato a essere apparentemente semplice ma nella realtà incredibilmente sofisticato. È questo il motivo per il quale Saito – profondo conoscitore di queste importanti variazioni - ha sempre mantenuto intatta la strategia della distribuzione del prodotto originale e non ultimo omologato. Solo conoscendo nella realtà il prodotto e la sua tecnica produttiva si è nella possibilità di criticarlo e valutarlo e questo è parte del cammino di Saito.
Un cammino oggi condiviso con molte altre imprese, alle quali l’azienda marchigiana riversa in modo continuativo le conoscenze e le esperienze acquisite, generando rapporti sinergici con risultati decisamente positivi.

 

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